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TRADIZIONE A TAVOLA. FAVE E PECORINO.

3 Maggio 2015

Vi ho parlato della mia passione per la cucina? No?!!!
Ci provo eh, spesso mi imbatto in blog culinari, smaniosa di leggere, di curiosare, di scoprire i passaggi nella preparazione.
Diciamo le cose come stanno: sono attirata principalmente da il tempo e dalla difficoltà.
Alla lettura 20 minuti e difficoltà bassa, i miei occhi si illuminano, ed il mio palato gioisce.
Però quanto mi piace mangiare. Ho avuto poi la fortuna, io direi sfortuna, di condividere codesta passione con marito e amici. Il gioco è fatto. La dieta no.

Sono stregata dal colore di un piatto. Dagli abbinamenti semplici. Dai contrasti di sapore che diventano, un pò come in una coppia di amanti, un connubio perfetto.

Il cibo, quello delle cene tra amici. Quello delle chiacchiere fino a notte fonda. Quello che dalla mie parti, ti viene offerto in continuazione, ti alzi da tavola e pensi che stai per scoppiare. Però forse la sera rimangi.

Spesso del cibo ricerco. Mangiare è essere anche consapevoli.

Gustare delle Fave con il Pecorino, è anche chiedersi quando e perchè si unirono in un matrimonio quasi perfetto.

“Fave fresche novelle, falle bullite; e gittate via l’ acqua, mettile a cocere con latte di capra, o di pecora..” archiviostorico.corriere.it

Oggi la fava è un alimento, di cui il Lazio e la Sicilia sono tra i maggiori produttori, considerato un ottimo alleato di una sana alimentazione, perchè ricco di proteine, fibre, vitamine e sali minerali.
Ma ci sono voluti secoli affinchè superstizioni e leggende lasciassero il posto alla bontà del cibo.

Tra gli antichi Greci per esempio, a causa del colore bianco puntellinato di nero del fiore, le fave erano considerate tabù, perchè legate al mondo dei morti. Le macchioline, secondo il pensiero del tempo, assumevano la forma di TAU, per l’ appunto Tanatos- morte.
Pitagora sosteneva che il baccello fosse causa della discesa negli inferi; si pensava che i semi racchiudessero le anime dei morti. Da qui l’ usanza di mangiare, il 2 novembre, il dolce detto “le fave dei morti”.
Fu tacciata di essere la causa di incubi e di sonni disturbati (Probabilmente la scarsa digeribilità è dettata dal fatto che fossero mangiate con tutto il baccello). Si dice poi che Pitagora soffrisse di favismo.
La stessa negatività le fu attribuita in epoca romana,il Pontefice Massimo non poteva neanche nominarla.
Fu il suo valore erotico ed afrodisiaco (aspetto confermato poi da studi scientifici) è sollevare il velo nero della superstizione. Le fave furono legate alle dea Flora, alla rinascita. Lanciate come buon augurio e mangiate SERENAMENTE! [http://www.visitlazio.com/]

E che dire del pecorino? Formaggio da me tanto detestato in giovane età, e tanto amato ora. Alimento principe della dieta dei legionari prima di una battaglia, per la sua elevata digeribilità e ricchezza nutritiva, sposa la fave romanesca per tradizione nella giornata del 1 maggio, il cosiddetto Maggetto. Si dice che debba avere la lacrima, il pecorino.

La prelibatezza, intrisa di sapore, va servita alla fine del pasto, distesi bucolicamente su un prato.
Invitati d’ eccezione al matrimonio in questione? Un fiasco di romanella e un buon pane casereccio. Vi siete imbucati, dite la verità?!

Lalu

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